23 apr 2016

La prima volta che sono nata - Vincent Cuvellier e Charles Dutertre

Ogni tanto mi capita di litigare con mia figlia.
Lei è un vulcano di energie, è testarda, orgogliosa, determinata, fantasiosa, sempre in movimento.
Io non la cambierei di una virgola, nonostante a me le energie vengano a mancare, nonostante in qualche occasione abbia avuto la sensazione di trovarmi di fronte un muro, nonostante qualche volta perda la pazienza e fatichi a rendermi conto di ciò che realizzo un attimo dopo.
La guardo con la sua espressione corrucciata: le sopracciglia aggrottate, le labbra serrate, le braccia tese lungo il corpo, i pugni stretti. E' la sua posa di quando ha deciso che non cederà, è il suo piglio da combattente. Inutile insistere, arrabbiarsi, minacciare.
Con il tempo ho imparato a comprendere la sua rabbia e a confrontarmici: cosa farei io, se fossi decisa a fare qualcosa e qualcuno me lo proibisse? Se non ne capissi le ragioni, se mi sembrasse un'imposizione fine a se stessa, come reagirei? Certo subentrerebbe l'orgoglio. Mia figlia non è un mio subordinato, non è così che ho impostato il nostro rapporto. A mente fredda sono contenta che sappia dire sì e che sappia dire anche no. La forza di volontà è importante a qualunque età: "un bambino è una persona piccola", dice un certo libro di cui parlerò nel prossimo post. Una persona, in ogni caso.
A volte me la cavo spiegando le mie ragioni, dicendole come mi sento, dimostrandole empatia e comprensione. A volte non me la cavo proprio. Se la questione non riguarda cose pericolose, o se la tal incombenza è rimandabile, non trovo che fare un passo indietro mi renda meno autorevole, anzi: forse dando l'esempio posso dimostrarle che qualche volta, e se la situazione lo permette senza che si arrechi danno ad alcuno, cambiare idea può essere una valida scelta, non una decisione subita o un'ammissione di debolezza.

Quello di cui non mi rendo conto nel momento in cui mi sembra di sbattere contro un muro e la pazienza si volatilizza, è che questa bambina m'innamora ogni volta che la guardo, e che davvero -davvero- non cambierei una virgola di quel che è.
Lei, che scalciava sempre, che si girava da una parte e dall'altra, che singhiozzava nel mio pancione in piena notte. Lei che ha tenuto duro, col suo bel cuoricino, durante tutte le lunghissime ore del mio travaglio. Lei che è sempre stata forte, sana, instancabile. Lei che mi stava facendo impazzire, durante quei primi terribili mesi di totale assenza di sonno. Lei che non ha mai voluto stare in fascia, o nello zainetto, e che accettava di stare in braccio solo se rivolta verso l'esterno. Lei che era sempre affamata, e che lo è ancora, di cibo e di vita. Lei che a 7 mesi si è alzata appoggiandosi al tavolino del salotto per poter ballare. Lei che, prima di imparare a camminare, ha camminato. E così è caduta, e si è rialzata, e non s'è mai persa d'animo. Lei che non ha mai smesso di riprovarci.  Lei che ama i puzzle e le costruzioni, lei che faceva pipì sul vasino mentre guardava Bob Marley sul pc. Lei che per due anni ha stabilito che l'adunata dovesse essere alle 5.00. Lei che ha una logica tutta sua, che non è una coccolona, ma quando ti fa una carezza ti scioglie il cuore. Lei che ha una voce che è come musica. Lei che è combattiva come vorrei essere io. Lei che percepisce gli stati d'animo altrui. Lei che quel giorno mi ha chiesto "mamma, amore, perché piangi? Stai tranquilla, ci sono io". Ed è vero: c'è lei. E questo mi basta.
Grazie a lei il mio mondo si riempie di musica, di gioia, di colori. Grazie a lei rinasco. A volte resto incantata a guardarla dormire. Con quel suo profilo perfetto, quella pelle di porcellana, e le labbra a forma di cuore. Quel visino rilassato, quei capelli color miele. Meraviglia, perfezione. Tutto quello che so con certezza è che amerò per sempre, e totalmente, questo esserino.

Quando io e lei litighiamo, e se vuol fare la pace, mi porta un libro. Mica un libro qualsiasi. E' quel libro che, lo sa bene, scioglie ogni tensione e ristabilisce il contatto che sembrava perso. All'ultima pagina ho sempre il magone, sussurro l'ultima frase, e riempio la mia cucciola di baci.

Si intitola "La prima volta che sono nata".


L'impaginazione è essenziale e riuscitissima: a sinistra il testo su sfondo bianco, a destra una grande illustrazione. Le immagini sono semplici, ben delineate, decisamente azzeccate. Per ogni doppia facciata, una prima volta.
La bellezza del libro sta proprio nel perfetto equilibrio, nella complementarità tra testo e illustrazioni:
"La prima volta che ho suonato la tromba, non era una tromba"... e non avrebbe senso, se nella facciata accanto la protagonista non fosse ritratta  nel goffo tentativo di suonare un violino come fosse uno strumento a fiato.
L'insieme è sorprendente.
Pagina dopo pagina ci si emoziona, ci si diverte, ci si commuove, i bambini si lasciano trasportare dall'immaginazione, gli adulti riportano alla mente ricordi ed emozioni del proprio vissuto. La protagonista è buffa e assolutamente adorabile.



LA PRIMA VOLTA CHE l'ho sfogliato, pensavo che il libro riguardasse il bambino, dalla nascita fino all'età adulta. Solo quando sono arrivata in fondo ho realizzato che il testo si riferisce alla mamma. Questa confusione già di per sé, mi ha fatto riflettere: quel che vive lei oggi, quel che vivrà in futuro a modo suo, io l'ho già vissuto a modo mio. I nostri mondi non sono poi così distanti. Anche io sono stata una piccola combina guai, una testona, una sognatrice, una coraggiosa esploratrice, una romantica pasticciona. Anche io cercavo comprensione e rispetto.  Se ritrovassi più spesso il contatto con la me bambina, forse non rischierei di perdere il contatto con la meravigliosa creatura che oggi mi guarda con quel suo piglio da combattente.
 
 

 
"La prima volta che sono nata", è un titolo che fa sorridere, perché si sottintende che per ogni prima volta ce ne sia almeno una seconda... ma nascere, beh nascere si nasce una volta sola, o no?
L'ultima pagina, quella che ad ogni lettura e rilettura mi mette il magone, chiarisce perfettamente il riferimento del titolo:
"La prima volta che sei nata tu, io sono nata per la seconda volta".

 
Cavolo, sì. Diventare genitori è come rinascere, e bisogna prepararsi a vivere di nuovo tante sorprendenti, meravigliose, spaventose prime volte: quelle da genitore, certo, ma anche quelle del bambino che vediamo diventar grande sotto ai nostri occhi.
E' una scoperta continua, un turbinio di emozioni, un vortice di cambiamenti.



Il passaggio preferito da mia figlia è questo:
"La prima volta che ho sentito della musica, non era la prima volta".
La affascina pensare che già nel grembo materno il bimbo possa ascoltare i suoni del mondo esterno. Me lo fa leggere e me lo racconta diverse volte, prima di lasciarmi voltare pagina.









Io invece, quando mi ritrovo incantata a guardarla, -che siamo a tavola, o in un negozio, o per strada- le sussurro: "Che grande che è, che bella che è, che occhi blu che ha!". Lei si unisce a me, in una specie di coro che ci lega e ci  innamora.










La prima volta che sono nata, di Vincent Cuvellier e Charles Dutertre
Ed. Sinnos
(Disponibile anche in versione economica)

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