15 mag 2016

PROVENZA, i luoghi comuni

Ho deciso che questo blog non avrà un indirizzo specifico: amo scrivere, ho tante passioni, e sono troppo pigra per curare blog diversi divisi per tematica.
Questa pagina sarà una sorta di diario, un diario "buono per i sensi", dove il buono sta nel cibo, ma anche nella lettura, nei sogni di viaggio e nelle trasferte reali.

Tanto per cominciare, quest'anno ritorneremo nel sud della Francia, dove l'anno scorso abbiamo lasciato il cuore: piccoli villaggi arroccati immersi nel verde, rocce e foreste, castelli, mura, una luce meravigliosa, un vento rigenerante, arte in ogni angolo, tanta storia, scorci mozzafiato, miti e leggende, cavalli bianchi e fenicotteri rosa. Una varietà di paesaggi e panorami di cui godere (mare, montagna, lago, fiume, campagna, foresta, città...)Profumi di sapone di Marsiglia e di lavanda, mercati ovunque.



Mercati veri, dal produttore al consumatore. Chi vende olive, chi frutti rossi, chi prodotti caseari o piccole creazioni artigianali.
Frutti e verdure sono succulenti, profumatissimi, polposi. Del resto il sole e il vento svolgono alla perfezione il proprio lavoro. Noi ce ne siamo resi conto nel giro di qualche ora: dopo aver trascorso la giornata lasciandoci accarezzare la pelle dal Mistral, ci siamo ritrovati la sera abbrustoliti dal sole senza che avessimo neppure pensato a spalmarci la protezione.
Ecco, a tal proposito, un piccolo appunto sul clima: quando a maggio dell'anno scorso qui pioveva tanto da causare esondazioni, là splendeva il sole... Mi ha sorpresa trovare sul letto una coperta di lana. In effetti, durante la notte, la coperta si è rivelata più che necessaria, e la mattina successiva siamo usciti di casa imbacuccati di tutto punto. A mezzogiorno naturalmente soffocavamo.
Insomma che a maggio, nel sud della Francia, vale la pena di vestirsi a cipolla di giorno e di portarsi un pigiamone antispiffero per la notte.

Il borgo che ci ha ospitati è delizioso.
Ci sono panifici e pasticcerie ad ogni angolo. Tantissimi piccoli negozietti di piccoli produttori, boutiques e ateliers. Tutto al dettaglio. La libreria è un gioiellino. Il supermercato, in centro paese, è grande come casa mia, probabilmente un po' di meno. Si gira in bicicletta, i negozi aprono tardi e chiudono presto. Non è un posto per tutti. Non è un posto per chi ama la vita frenetica, per esempio, non è un posto adatto alla vita notturna. Che io sappia, dove abbiamo soggiornato noi non c'è nemmeno una discoteca, nemmeno un fast-food. Saranno nei circondari? Beh, buona ricerca. Tra un borgo e l'altro ci sono chilometri di "nulla".
Avete presente il film "Un'ottima annata"? la ripresa dall'alto con la nano-macchina di Max/Russel dispersa tra colline e vigneti? Ecco, così. C'è un caratteristico localino di musica Jazz dal vivo, volendo.

Scena dal film "un'ottima annata"


E comunque, a proposito del film, Chateau la Siroque esiste davvero, solo che ha un altro nome. Esiste anche il vino citato nel libro di Mayle e di conseguenza nel film di Ridley Scott, il Coin Perdu. La tenuta è effettivamente splendida, la proprietaria gentile e disponibile, i vini rinomati, e di mio posso dire che il rosato è davvero (davvero davvero) meraviglioso.



L'anno scorso avevamo soggiornato in una villetta col giardino, quest'anno saremo in appartamento e ci fermeremo qualche giorno di più. Affittando case abbiamo trovato la nostra dimensione di vacanza, quella davvero adatta a noi e alla nostra idea di relax. Siamo alla nostra quarta esperienza.
"Parlare" una lingua diversa ci ha fatto vivere un'atmosfera esotica nonostante ci trovassimo a un passo da casa. Io ho rispolverato un po' del mio francese e me la sono cavata bene, perché per quanto non ricordassi tanti vocaboli e mi esprimessi a fatica, ero in grado di capire le indicazioni che mi venivano date. Mi divertivo come una matta a mandare avanti mio marito alle bancarelle o nei negozi, e a guardarlo gesticolare tra una parola di dialetto e un'altra di francese maccheronico. E' stata un'esperienza esilarante assolutamente da ripetere.
L'anno scorso l'appartamento apparteneva a una coppia che abitava ben lontano, e che dunque non abbiamo mai incontrato (le chiavi le abbiamo trovate in un punto accordato in precedenza). Quest'anno il padrone di casa abita in paese, e non vedo l'ora di assistere a un colloquio tra lui e mio marito. Figlia ha imparato la frase tattica: "bonjour, trois baguettes et trois croissants, s'il vous plait". Stavolta la manderò sicuramente al banco della frutta e vediamo come se la cava.


il "nostro"giardino

Cadesse il mondo, nessuno potrà impedirmi di seguire le tracce del mio amato Van Gogh. L'anno scorso s'è un po' glissato, in favore di mete più naturalistiche, ma quest'anno voglio mettermi lì, dove è stato seduto lui, ed emozionarmi all'idea che entrambi abbiamo guardato lo stesso panorama fermi nello stesso metro quadrato. Mi mancano la sua tela, i suoi colori e il suo talento -chessaràmai- però posso guardare ciò che vedeva lui, e posso coglierlo attraverso i suoi occhi ogni volta che guardo un suo dipinto.


I prezzi... mah. Non posso parlare della Francia in generale, ma limitandomi all'angolo di Provenza che abbiamo girato noi, credo di poter dire che chi parla di prezzi alti probabilmente si basa sul costo del caffè, del gelato e della pizza. In effetti noi abbiamo rinunciato al caffè al bar a partire dal secondo giorno, dopo esserci fatti andare di traverso quello del giorno prima: 2,50€. Tienitelo. Manco è buono.
Le pizze, eh le pizze: una margherita in un chioschetto mobile a bordo strada costa 9,50€. Se te la vuoi mangiare seduto al ristorante, i prezzi balzano anche a 13 euro. Due palline di gelato? si arriva tranquillamente a 5 euro. Certo che fare i conti basandosi su una serata in pizzeria è sconvolgente: una margherita, due palline di gelato, un caffè per favore. Paghi qualcosa come 30 euro a testa, e ti credo che poi resti traumatizzato.
Mi verrebbe da precisare, però, che se vai in Francia per mangiare italiano, questi prezzi un po' te li meriti. Te lo scrivono pure: "gelato italiano". Come minimo gli dovrai pagare la benzina, no? :p
Noi siamo andati al ristorante in un paio d'occasioni, spendendo 44 euro in 3 (2+1 bambino),  e abbiamo mangiato bene e in dosi generose. La nouvelle cuisine non ti insegue, non ti perseguita: basta fare un giretto su TripAdvisor (o chi per esso) per evitare i luoghi cari che servono porzioni ridotte, e in ogni caso i ristoranti espongono la carta esattamente come da noi. Da amante della buona cucina sono attratta e incuriosita dalla nouvelle cuisine, d'altro canto credo sia più diffusa nelle città: la Provenza assomiglia moltissimo alla nostra Toscana. C'è molto verde, ci sono erbe, spezie, verdure, legumi e olive a gogo. Si consumano soprattutto "piatti poveri" della tradizione contadina. Se prendi una ratatouille quanto puoi spendere? Beh poco, son tutte verdure. Noi abbiamo mangiato tipico e non ci siamo certo svenati.  Hanno il pistou, che è come il nostro pesto. Hanno l'aioli, la tapenade, torte salate di tutti i generi, qualcuna molto semplice con pomodori e erbe provenzali, e poi la famosa fougasse, e una varietà di formaggi che permette davvero di soddisfare i gusti di grandi e piccini. Al mercato c'è di tutto, dal prodotto crudo, al semilavorato, alle pietanze pronte. Qualche specialità gastronomica l'abbiamo comprata dalla nostra boulangère di fiducia e ce la siamo mangiati a casa "nostra" senza cucinare, senza pagare il coperto, senza vestirci eleganti, ma soprattutto con un buonissimo caffè da moka gratis per chiudere in bellezza.

 
La "tarte au citron" per concludere la cena provenzale à la maison

Casa "nostra" in Provenza

I francesi con la puzza sotto il naso? Non ce ne siamo proprio accorti. Chiunque abbiamo incontrato si è sforzato di venirci incontro, di parlare in italiano, o di spiegarci le cose gesticolando quando necessario. Sempre gentili, sempre cordiali, sempre disponibili. Il giorno della Transumanza ci siamo ritrovati in mezzo alla folla senza avere la minima idea di cosa stesse accadendo. Abbiamo chiesto informazioni a un residente, ed è stato magnifico -e anche un po' buffo- guardarlo mentre cercava di spiegarci che di lì a poco sarebbero passate migliaia di pecore accompagnate da pastori e pastorelli in costume tradizionale, insieme ad antichi calessi trainati dagli asini.

Cos'altro si dice della Francia?
Quello che so io è che una famiglia in vacanza ci si troverà benissimo, senza dubbio. Almeno qui, almeno nel Sud, in quell'angolino incantato che è la Provenza.


Croissant a colazione
 

Il "nostro" giardino




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