Da "Mangia&Bevi" a "BUONO PER I SENSI", un nuovo progetto per il blog

“Mangia&Bevi”  ha cambiato nome e indirizzo, trasformandosi in “BUONO PER I SENSI”, ecco i motivi di questa svolta.

·         Innanzitutto non esiste più la sezione “Bevi” a cui il vecchio titolo faceva riferimento: dopo 14 mesi di astinenza dall’alcol (tra gravidanza e allattamento), ad oggi resto infastidita dalla maggior parte delle bevande alcoliche, riuscendo a sopportare giusto giusto un paio di vini bianchi molto leggeri. Alessio, che già prima non apriva più di due bottiglie al mese, ultimamente rinuncia anche a quelle, scoraggiato dal fatto di non poter condividere con me la sua passione… Vedremo se il tempo mi aiuterà a far pace con il buon vino, ottimo compagno della buona cucina.

·         Cucinare coinvolge e stuzzica tutti i sensi:
- il tatto: in cucina si sta sempre con le mani in pasta, si verificano consistenze e temperature, si amalgamano ingredienti, si impasta, si batte, si stende! Si danno forme a biscotti, ravioli, gnocchi, e chi più ne ha più ne metta. Indirettamente, attraverso il cucchiaio o la forchetta, possiamo capire il grado di cottura del riso, della pasta o delle verdure… 
- l’olfatto: pensate al profumo del pane, della torta di mele, o a quello del cioccolato fuso… non vi viene subito appetito? Gli odori in cucina sono molto importanti: si intuisce se la speziatura è giusta, se una torta è giunta a cottura, se qualcosa sta "passando oltre", ma soprattutto i profumi si possono aggiungere o "correggere" per rendere il piatto più invitante!
-  l’udito: quando sfumate con il vino, quando il soffritto sfrigola, quando la minestra giunge a bollore, quando una pentola coperta inizia a “borbottare”, la cucina coinvolge anche le vostre orecchie, e vi insegna a riconoscere suoni e segnali importanti per la riuscita del piatto che volete preparare. La fiamma è troppo alta? Bolle troppo? Il soffritto rischia di bruciare?
- la vista: ad occhio siamo in grado di capire se l’impasto è ben amalgamato, se le uova sono ben montate, se il pane è ben dorato, se la pasta sta giungendo a cottura, e come dosare alcuni ingredienti, Ma soprattutto, come si dice, “l’occhio vuole la sua parte”. Un piatto ben presentato, per quanto semplice, diventa subito più appetibile, più stuzzicante.
- Il gusto: è importante provare quel che si cucina, a partire dalla materia prima fino al tocco finale! Ho letto da qualche parte che i grandi chef assaggiano sempre (sai che sacrificio), è un passaggio fondamentale per dare equilibrio ed armonia ad ogni piatto.


Cucinando, dunque, si impara a “accordare” i propri sensi, a riconoscerne i segnali. Si prende coscienza delle proprie percezioni, e allora lo ribadisco ancora una volta: cucinare è “BUONO PER I SENSI”, non si discute. 

·         Anche mangiare è “BUONO PER I SENSI”… E mica solo per quelli! Ci sono alimenti curativi, rigeneranti, energizzanti. Ce ne sono alcuni che hanno l’effetto di un trattamento estetico… E poi quelli che sono veri e propri vizi, che risollevano l’umore, che scaldano il cuore. E ancora: cibi che portano indietro nel tempo e che fanno rivivere situazioni e persone (le ricette delle nonne per esempio). Cibi che hanno i profumi e i sapori della terra e del clima da cui provengono, tanto che ad ogni assaggio sembra un po’ di viverli, quella terra e quel clima. E poi ci sono le circostanze del pasto:  a lume di candela con una melodia in sottofondo per un intimo e romantico tête-à-tête. In famiglia per un momento di condivisione, in cui i bambini approcciano a sapori nuovi, prendono confidenza con posate e bicchieri e imparano a stare a tavola, mentre i genitori li osservano crescere un rancio dopo l’altro. O ancora, tavolate imbandite e caotiche per far “baldoria” con gli amici e familiarizzare con i colleghi, un tavolino in un bistrot per scambiare confidenze con un’amica... Il pasto è molto più che un’esperienza unicamente gustativa!
 
·         Ma soprattutto, il nuovo nome del blog è dedicato a mia figlia e ai bambini in generale:
I bimbi sviluppano i 5 sensi ancor prima di venire al mondo, e quando nascono riconoscono e traggono conforto dal contatto, dal profumo, dal suono della voce della mamma, ne assaporano il latte e osservano ciò che rientra nel loro ristretto campo visivo (di solito è il volto della mamma, chino su di loro durante l’allattamento).
I bambini fanno esperienza del mondo attraverso l’osservazione e la manipolazione, passando per forza di cose dalla fase in cui tutto quello che arriva in mano finisce dritto in bocca, e fin da piccolissimi imparano a “picchiare” un oggetto contro un altro per ascoltare il suono che se ne genera, per la gioia di mamme e papà.
Un adulto può persuadersi, se convinto di trarne beneficio, a mangiare cose dal cattivo odore e dal pessimo sapore, ma sarà molto dura far assimilare a un bimbo un simile concetto. I bambini cercano il “BUONO PER I SENSI”, e guardano con diffidenza ciò che non rientra in tale categoria. Il compito di noi genitori è quello di guidarli alla conoscenza del cibo nella maniera più corretta possibile:  il loro gusto li porterà facilmente ad apprezzare prodotti molto zuccherati, molto grassi, o molto saporiti, ma noi abbiamo la possibilità di rendere interessanti alimenti semplici, poco zuccherati, salati il minimo indispensabile (o per niente), facendo leva sugli altri sensi. Coinvolgiamo i bimbi mentre cuciniamo, diamo noi stessi il buon esempio a tavola, rendiamo attraenti i loro piatti mettendoci colore e fantasia!
Cucinando con mamma e papà, i bambini imparano a riconoscere i segnali che derivano dai sensi, e poi sperimentano molto: vedono cosa succede se si aggiunge dell’acqua alla farina, scoprono consistenze e temperature, e imparano che un liquido riposto per qualche tempo in freezer, ne uscirà solido, mentre un impasto appiccicoso, cotto in forno, crescerà soffice e profumato. Se ne renderà conto, statene certi, anche se non sarà ancora in grado di esprimerlo o di spiegarselo, e dopo qualche esperienza sul campo guiderà lui stesso le operazioni (“metti il burro”, “adesso mescolo”, “metti in forno”, “suona, è pronto!”). Sarà bello fargli annusare le erbe, le spezie e le verdure, fargli assaggiare cibi aspri o amari, caldi o freddi spiandone le reazioni. Io resto affascinata guardando Giulia affondare con diffidenza le mani nell’impasto, estrarle, osservarle, toccare e annusare quello che ci è rimasto appiccicato, rigirarle più volte davanti a sé, immergerle di nuovo e con più sicurezza. Le sue manine prendono dimestichezza e riproducono i miei gesti per impastare, per mescolare, per formare. Anche i suoni hanno la loro importanza per i piccoli chef: a Giulia per esempio piaceva molto il suono della crosta di pane sbriciolata. Ad oggi non dà più nessuna importanza alla cosa, le piace invece sentire il suono del cucchiaio contro la ciotola di vetro quando mescola. A proposito, cucinare può essere un ottimo esercizio di coordinazione: Giulia si impegna molto per formare i biscotti con le formine, per spalmare la marmellata sulle fette biscottate, e per girare il cucchiaino nel caffè senza rovesciarlo, dopo averci messo lei stessa lo zucchero. OVVIAMENTE il caffè in questione poi se lo beve suo padre, a cui viene ceduto quando è praticamente freddo, mentre io mi godo in santa pace la mia colazione: l’ho sempre detto che lo zucchero, nel caffè, non ci deve andare!


Ecco, ai bambini dedico questa nuova versione del blog: a parte qualche eccezione, cercherò di postare ricette sane, ideali per adulti e bambini, semplici da preparare, possibilmente anche con l’aiuto dei piccoli chef.

Ho detto tutto.. Non mi resta che iniziare! J

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